Certo Bob Capa, David Seymour, Henry Cartier-Bresson non potevano pensare che le loro fotografie, costruite per illustrare racconti giornalistici, documentare conflitti fra nord e sud, fra Occidente ricco e Oriente povero, finissero dai banconi dei grafici di riviste e quotidiani sui muri delle gallerie. E neppure potevano pensare che le loro stampe venissero visitate come esempi di una storia della foto come arte. Prima, al tempo delle avanguardie, la fotografia aveva sperimentato la rottura con il realismo ottocentesco: Man Ray, Christian Schad, Moholy Nagy fra Parigi e Dessau avevano scelto, fra anni ' 20 e ' 30, la strada del rifiuto della macchina fotografica creando un linguaggio nuovo che peserà su grafica, pubblicità e manifesto per due generazioni. La fotografia è un capitolo importante della ricerca futurista, dada, costruttivista, surrealista, è esperimento, fuori comunque del mito dell' arte. Poi accade qualcosa che cambia tutto: il Moma di New York inizia a raccogliere foto e, dagli anni ' 30 in poi, diventa un modello per decine di musei negli Usa; in Francia la Bibliothéque Nationale concentra le raccolte storiche ottocentesche dalle quali si traggono, negli ultimi decenni, importanti mostre; in Inghilterra si sviluppa il collezionismo pubblico che riprende anche in Germania dopo la guerra e intanto in Occidente si crea un collezionismo privato trainato dalle gallerie, dalle aste a queste collegate e dai musei. Ecco quindi l' esponenziale crescita di valore delle fotografie ottocentesche. A questo punto il meccanismo diventa un modello anche per le foto di cronaca che si ristampano e collezionano; ma non dimentichiamo che ancora oggi alla Library of Congress di Washington si vendono a prezzo di stampa le foto della Fsa, la grande documentazione voluta da Roosevelt sulla crisi agricola in Usa negli anni ' 30. Dunque la fotografia, nata come suggeriva Benjamin per distruggere l' aura che circonda l' opera d' arte, nata per essere moltiplicata indefinitamente, diventa merce d' élite. Conviene però chiedersi: davvero un disco, un libro e una foto sono tanto diversi da non poter mantenere la propria qualità nella moltiplicazione?
Quintavalle Arturo Carlo

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